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Talian

A Torri di Quartesolo la crescita di notorietà e qualità di un premio internazionale
i clandestini della poesia e una prestigiosa giuria presieduta da Ramat.
Servizi di Giovanni Salviati
Maria Solange Soccol, passaporto brasiliano e trisavolo di Pozzoleone, Antonio Tomasetto,
 ha vinto la sezione dei poeti vicentini nel mondo, battendo concorrenti da Canada, Australia,
Argentina e altri paesi ancora. Proprio quando l’Unesco aveva deciso, il giorno della premiazione,
 di dedicare la giornata mondiale della poesia alla pace, i suoi versi hanno creato un’emozione profonda:
 fare risuonare da oltreoceano la lingua usata nel Vicentino oltre un secolo fa, ridire sentimenti e ragioni
di sempre proprio con le sfumature verbali con cui li avevano espressi i nostri trisavoli, ritrovando una parte
 della nostra storia anche personale. Questo è il valore probabilmente più autentico del premio, voluto
dall’Ente Vicentini nel Mondo.
Preghiera par to silenzio è infatti scritta in “talian”, il dialetto vicentino esportato nel Rio Grande do Sul
dai nostri avi emigrati in Brasile nella seconda metà dell’Ottocento. Maria Solange è di Serafina Correa,
 una cittadina di circa 11 mila abitanti, fondata soprattutto da vicentini, assieme a emigrati trevigiani,
dove ancora oggi si parla “talian”. Recuperarlo anche nelle espressioni poetiche permette una esperienza nuova,
 tesoro inestimabile, se è vero che una lingua nomina le cose in base alla consapevolezza e alla cultura dei vari
 individui e popoli, che la rielaborano proprio nell’espressione verbale.
«Non conta tanto la musica in sé, quanto gli stili con cui la eseguono uomini di estrazioni etniche diverse»: è l’intuizione fondamentale di uno dei più grandi etnomusicologi del Novecento, Alan Lomax, e può valere altrettanto per il linguaggio. «Facciamo attenzione - proseguiva in un’intervista già negli anni ’80 -. Oggi corriamo il pericolo che questa varietà culturale si attenui fino ad estinguersi. Potrebbe essere una catastrofe non inferiore a quella ecologica». In ballo, però, non c’è la natura, o un gusto o una fissazione museale, archeologica, ma la nostra stessa esperienza umana.
Lo conferma a suo modo Maria Solange: «La malinconia che pervade la mia poesia è più di origine veneta che brasiliana», e anche dal punto di vista linguistico sente più “suo” il “talian” della lingua portoghese e della cultura brasiliana. Al di là del valore dei suoi versi, comunque intensi di pathos e ricchi di vera capacità inventiva, in gioco c’è dunque la possibilità di conoscerla, condividendo una base di civiltà profonda comune; e con lei noi stessi.

PREGHIERA PAR TO SILENSIO

Doname ’na gossa sol del to tempo
fra la porta spalancata
e sto to universo sensa color
parché mi passa far vegner vanti un’altra matina
che te despetene de sta ombra
che te strascina come un grigio de dolor.
No te te senti sofegar
in sto silenzio che schissa el cuor
in questa solitudine che ga palude dentro
e te remena de qua e de là
sù polvare che no cambia
e te cuna nel pianto
del mar salà
che te sgorga dei òci?
Doname ’na gossa sol del to tempo
fra sto fogolar infumegà
e’l vento che stùa pimpian l’ultima stela
parché mi possa léserte ’na bona parola
e sensa l’infinito fatigarte
che possa far sparir tuta la to malinconia.
Dale volte, sensa saverlo,
la man che non te vedi
la pol esser fata de ale
e i òci che non te indovini
i pol ’ver in fondo un orisonte
o èsser un prà che sluse basà dal sol.
Doname ’na gossa sol del to tempo
che te porto verso el ciel
e fra Dio e la to anima sola
farò vegner tuti i nastri
de luna, de sol e de lusse,
come ’na aria che siga
e sensa mai pì ingroparte la gola
spanderà colori e colori
e te farà imensamente grando
ma cossì grando
che te gavarè de capir
el tanto che te vui ben.

 
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